Wednesday, April 19, 2006

CULURGIONES



Le amiche foodblogger Sigrid e Daniela con i loro piatti sardi, ricordi e origini mi hanno fatto venire la nostalgia della Sardegna, ma soprattutto voglie mangerecce, che in gravidanza, vanno per forza assecondate.

Per la pasta

500g di farina 00
un tazza d'acqua
un cucchiaino di sale

Per il ripieno

4 patate grandi
150 g di pecorino sardo grattugiato
un cucchiaino colmo di menta tritata
sale qb

La prima cosa da fare è lessare le patate con la buccia, scolarle dall'acqua di cottura e sbucciarle.
Metre le patate si cuociono bisogna preparare la sfoglia con l'acqua, la farina e e il sale. Impastare finché l'impasto non diventa liscio e omogeneo. Ora bisogna stenderla e farla asciugare: per motivi di tempo ho usato la macchietta e non il mattarello e l'ho stesa finissima.
Mentre la pasta asciugava ho preparato il ripieno con le patate lesse, il pecorino grattuggiato e la menta tritata. questi ingredienti vanno lavorati assieme finché non si amalgamano, la consistenza deve essere soda e corposa, quindi bisogna far asciugare bene le patate.

A questo punto si prende una striscia di pasta si mettono distanziate delle palline di impasto, grandi quanto una noce circa, e si formano i culurgiones.

La parte lunga di questi ravioli è la chiusura: bisogna premere i bordi e tagliare l'eccesso di pasta lasciando mezzo centimetro circa dal ripieno. Si preme forte per far aderire i lembi e si comincia a pizzicare un pezzetto e a ripiegarlo verso l'interno in modo tale che si formi il cordino di pasta intorno.
Una volta finito questo lungo procedimento i culurgiones sono pronti per essere cotti in abbondante acqua non molto salata perché il ripieno è molto saporito e condirli nel modo preferito. Di solito, in Sardegna, sono soliti condirli con sugo di carne (pecora), ma la variante burro salvia e pecorino sardo è buona lo stesso!

27 comments:

Cenzina said...

ma sonocarinissimi!!!Devo provare...!!!
baci!
S

Germana said...

Uhm.. mica si chiudono così

Tulip said...

...

c'hai le voglie, eh???

;)

lo sai che la foto è venuta proprio carina!!???

veronica said...

@germana e come si chiudono?
A me nel nuorese hanno insegnato così...

@cara tulip da morire ahahahah

danielad said...

Io faccio la chiusura un po' diversa e nel ripieno si dovrebbe mettere un formaggio fresco fatto inacidire che si chiama "viscidu".
Comunque sono molto carini anche così.
Cerco la foto di quelli ch eho fatto tempo fa con un'amica

veronica said...

di questo formaggio di cui parli ne ho sentito dire, ma la sig.ra
Angela che li faceva in casa per il suo ristorante usava sempre il pecorino del suo paese. Anche nel sassarese usano il pecorino, anzi aggiungono anche del parmigiano (sardo?).... io dopo tentativi venuti malissimo è il meglio che sia riuscita a fare!

ape said...

.le foto nn rendono giustizia alla bontà...

Gloricetta said...

Io, che da buona emiliana adoro la pasta ripiena,non posso fare a meno di provare. Nella pasta niente uova? Glo'

veronica said...

@ape in effetti io ogni volta che gurado la foto mi facico venire l'acquolina...

@gloricetta niente uova nell'impasto, né della pasta sfoglia, né del ripieno...

danielad said...

Per la pasta si usa la semola rimacinata sarda e assolutamente niente uova. Si imasta solo con acqua tiepida e poco sale.

violacea said...

veronica sono bellissimi...un'altra cosa da provare a dieta finita...mi sa che questa dieta non avrà un gran successo!!!
baci

violacea said...

PS: a me piace un sacco come li hai chiusi, e la foto mi fa venire una voglia di provarli che non immagini...
brava!

danielad said...

Come ti avevo promesso qui puoi vedere la chiusura dei culurgiones:
http://senzapanna.blogspot.com/2006/04/pansti-con-salsa-di-noci-di-simona.html

Non mi è venuta benissimo, è un po' irregolare, ma rende l'idea.
Ma tua zia ti porta i miei saluti? Le chiedo sempre di te :-)))

veronica said...

è un po' di giorni che non sento Manu... sono una nipote scellerata a volte!

veronica said...

@violacea credo che nonsiano così calorici e poco salubri per una dieta, magari sostituisci il formaggio con la ricotta di pecora, che ho scoperto esserre uguale a quella di mucca! La mia nutrizionista me li permetteva solo con questo aggiustamento e ovviamente non tremila, ma in tutto fra impasto e ripieno circa due etti!

il maiale ubriaco said...

ma che belli...e che buoni! io li ho provati con una salsa al formaggio e con una pesto di basilico. ricordo di averli mangiati in una piccola enoteca ristorante, a Roma, Via maria Ausiliatrice, il cui proprietario é stato diversi anni in sardegna come fotografo e sperimentatore di piatti locali.

bello il blog..entri a pieno diritto fra i miei link..se ti va!

Re

veronica said...

sì sì linkami!!!!

il maiale ubriaco said...

linkata!!

...ma....non vedo il maiale ubriaco...ti converrebbe almeno visitarlo! :-)

Re

Tulip said...

via maria ausiliatrice.....


mi ricorda qualcosa...?

e a te veronica????

baciotti

veronica said...

e come no... me la ricordo... quante volte l'avrò percorsa... tu ti ricordi la pizza di gabriella, quella vicino alla cartomerceria????

lalla said...

ciao
bello questo post....e che languore solo a guardare le tue foto...complimenti!!!
Mi stuzzicano molto spero di riuscirli a preparare ....
baci lalla

ape said...

sei stata linkata, ora sono dolori!

ape said...

però una cosa da obbiettare (scusa se uso un altro commento):
i culurgiones veri e propri hanno forma di goccia,o se meglio vogliamo, un pera e non raviolo
solo questo.

baci di nuovo e scusa.

veronica said...

tutte le critiche costruttive sono bene accette, forse mi hanno insegnato questa forma per motivi di praticità... non saprei!
la prox volta li provo a goccia!

Gloricetta said...

Se ti va di provare un'altra pasta tradizionale fatta in casa, ho postato freschi freschi i "Pisarei e Fasò".Glo'

rosso fragola said...

li voglio!!! :-))
Brava!

Anonymous said...

sono di Brescia e in vacanza in Sardegna ho imparato a prepararli. io li faccio semplicemente quadrati, ma la mia amica Rosanna di Lotzorai li confeziona in maniera diversa da quelli della fotografia. Sono comunque buonissimi